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La
sede delle Cantine Amistani-Guarda a Venegazzù era luogo adatto per la
vinificazione, ma non si prestava ad altri utilizzi. Mi
ero posto come obiettivo la scoperta di un ambiente adatto a funzioni sia
commerciali che di rappresentanza per offrire tutto il mio mondo, quando,
dopo alcune peregrinazioni nella zona montelliana, arrivai in Pederiva, a
Villa Guillion-Mangilli.
Entrando nella barchessa della Villa, ebbi una vibrazione speciale,
profonda, e me ne innamorai senza riserve. Abbandonata da trent'anni,
l'antica barchessa Bressa (era nata come cantina nel lontano 1540), vuota,
recava i segni di interventi trascurati e frettolosi: intonaci scrostati
sopra la bella muratura di sassi, imbiancature a calce sulle travi di
legno, controsoffitti di cartone.
Non
mi spaventarono le ragnatele, né l'odore di chiuso, né l'umidità delle
pareti, le cui finestre erano state murate; mi affascinò l'idea (forse la
sfida) di riportare l'edificio alla destinazione originaria.
Ebbi
come una folgorazione, e "vidi" con la fantasia un ambiente valorizzato da
un recupero rispettoso e amorevole, che ne esaltasse le antiche funzioni e
aprisse spazi anche a moderni utilizzi.
La
notte stessa mi misi alla scrivania e, nelle ore del silenzio, lavorai al
mio progetto. Disegnai e concepii fino ai dettagli quella che doveva
diventare l'attuale particolare realtà: un Centro eno-culturale, un luogo
magico e accogliente in cui la cultura del vino si sposasse al libro e
alle risorse culturali e artistiche del territorio.
Al
vecchio edificio aggiunsi ben poco - la Villa e il Parco sono monumento
nazionale - ma orientai l'intervento verso un lavoro di pulizia che
riportasse la barchessa all'aspetto primitivo.
Ecco
quindi riapparire la Bottaia e
la Tinaia cinquecentesca con l'antico
torchio, realizzati sotto il livello di campagna di quasi un metro e
mezzo, il Salone degli Arazzi,
la
Sala Conferenze,
la
Cedraia e l'area Catering nell'Ala settecentesca.
Un
momento importante che ancora vive in me nel Ricordo di una forte emozione
fu quando demolimmo le tamponature delle finestre al lato Nord. Una luce,
una luce speciale postmeridiana inondò quegli antichi vani. Una luce che
fendeva il buio dopo decenni di oblio.
Fu quasi una premonizione di nuova vita, l'inizio di un nuovo destino
benigno.
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