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Non
vi sono incontri casuali, ma la vita di ognuno di noiè costellata da
segnali precisi che un destino parco o ridondante e a volte bizzarro ci
concede.
La visione di Villa Calvi di Coenzo-Caragiani si è trasformata in un
‘colpo di fulmine’.
Lo stato di abbandono che la circondava, il giardino e il parco in
versione giungla amazzonica pedemontana, probabilmente avrebbero
spaventato e allontanato i più. Per me sono risultati allo stesso tempo
una sfida e un dovere.
Sicuramente è stata, ed è ancora, un’avventura recuperare questi spazi
imponenti, ma ancor più un dovere morale riportare questo monumento della
nostra memoria ad una fruibilità e alla originale dignità.
È con umiltà e reverenza che ci si avvicina alla nostra storia, e con la
mente e lo spirito aperti e pronti a percepire l’anima racchiusa tra
queste antiche vestigia.
La Villa veneta nasce come una piccola corte rinascimentale, un microcosmo
dove il lavoro agricolo, la trasformazione dei frutti della terra, la vita
culturale, i fasti della mondanità salottiera o delle grandi feste e balli
di rappresentanza, convergevano all’interno della casa padronale.
E questo è il percorso che, spero diligentemente, sto seguendo: la
ricomposizione dell’identità agricola con specializzazione in
cerealicoltura biologica; la proposta di vivere da protagonisti eventi e
festeggiamenti in Villa; la possibilità di ospitare momenti culturali e
artistici all’interno delle rivitalizzate strutture.
Le immagini che seguiranno sono importanti e dovute per capire i percorsi
e le soluzioni pratiche offerte, e forniscono indicazioni per conoscere e
apprezzare le basi della nostra identità sociale e culturale.
Quello che propongo è un viaggio nell’emozione e nei ricordi, emozione di
rivivere dopo 350 anni le stesse sensazioni dei nostri antenati ascoltando
le note musicali, il chiacchierìo degli ospiti, lo scoppiettìo dei fuochi
accesi negli antichi caminetti, o passeggiando nel parco plurisecolare.
Vi assicuro che sono memorie che restano per sempre.
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